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Differenza tra accollo interno ed esterno
Il secondo punto della sentenza 2004 n.9982 della Suprema Corte degno di essere approfondito riguarda l’inciso “A seconda che il creditore aderisca o no l’accollo è esterno o interno” e l’affermazione “pur essendo (l’accollo) perfetto e produttivo di effetti indipendentemente dalla adesione del creditore solo con questo, l’accollo diventa irrevocabile e genera obbligazioni verso il creditore”.
Pertanto, seguendo la ricostruzione operata dalla Corte di Cassazione, l’accollo è un contratto a favore di terzo che produce immediatamente effetti tra accollante ed accollato (accollo interno), mentre, con la dichiarazione di adesione, il terzo creditore estende a sé gli effetti della convenzione (si avrà, in questo modo, la conversione in accollo esterno).[1]
Con il contratto di accollo (cd. Interno), l’accollato acquista un diritto di credito verso l’accollante che si sostanzia nella pretesa di ottenere da quest’ultimo o i mezzi necessari per provvedere all’adempimento della propria obbligazione verso il creditore, o nella pretesa di ottenere il rimborso della somme di denaro che impiegherà per estinguere il proprio debito ovvero nella pretesa che l’accollante adempia la sua obbligazione in qualità di terzo ex art 1180 c.c.. Quindi l’accollo interno è fonte di un rapporto di natura obbligatoria tra accollante ed accollato. Con il contratto di accollo cd. esterno , disciplinato dall’art.1273 c.c., l’accollante e l’accollato realizzano una modifica soggettiva ex latere debitoris dell’originario rapporto obbligatorio esistente tra accollato e terzo creditore, infatti, nell’accollo cumulativo l’accollante diviene, assieme all’accollato, titolare della situazione debitoria verso l’accollatario, mentre, nell’accollo privativo, l’accollante si sostituisce all’accollato nella titolarità della situazione di debito verso il terzo creditore. Pertanto, il contratto di accollo esterno ha un effetto modificativo di un preesistente rapporto obbligatorio. Quindi, l’accollo interno e l’accollo esterno perseguono lo stesso risultato finale (liberare il debitore dal peso del suo debito verso il creditore) attraverso la produzione di effetti diversi. L’accollo interno persegue il risultato della liberazione del debitore dal peso del suo debito, attraverso l’attribuzione all’accollato del diritto di pretendere dall’accollato o il rimborso delle somme impiegate per estinguere il debito o la somministrazione dei mezzi necessari per adempiere rapporto particolare con uno dei contraenti, tutte le volte in cui l’esecuzione della prestazione comporta dei rischi sia per la controparte sia, in virtù del particolare rapporto che lo lega a quest’ultima, per il terzo.[2]
In particolare in Cass.1997 n°8044 si legge “ è noto che l’accollo è inquadrato nello schema del contratto di favore del terzo (creditore) e si distingue in liberatorio e cumulativo, secondo che il creditore manifestando la sua volontà di volerne profittare, dichiari di liberare o meno il debitore originario; che quando manca, invece, l’adesione del creditore, si parla di accollo semplice, nel qual caso il rapporto si esaurisce tra accollante ed accollato, senza alcun effetto giuridico nei confronti del terzo creditore.
L’accollo esterno, invece, persegue lo stesso risultato attraverso la modificazione soggettiva passiva del rapporto obbligatorio tra debitore originario e terzo creditore.

[1] Quindi, secondo quanto emerge dal testo della sentenza che si annota , la Corte di Legittimità sosterrebbe che la dichiarazione di adesione del creditore converta l’accollo interno in accollo esterno.

[2] Esemplare con riguardo alla figura del contratto ad effetti protettivi verso il terzo il caso Gasuhrfall, deciso dalla Corte Suprema Tedesca nel 1930: i giudici affermarono la responsabilità contrattuale dell’appaltatore per i danni subiti dalla domestica che era al servizio presso la committente e causati dall’esplosione di un contatore di gas dallo stesso installato. Per le pronunce della giurisprudenza italiana : App. Roma, 30/03/1971 (che afferma la responsabilità contrattuale del datore di lavoro nei confronti dei familiari del portiere per i danni agli stessi causati dall’insalubrità dell’alloggio); Cass 22/11/1993 n°11503 e Cass. 29/7/2004 n°14488 (che riconosce un obbligo di protezione nei confronti del nascituro in capo al medico che abbia stipulato un contratto di cura con la gestante); Cass.10/5/2002 n°6735 ( che ha ritenuto che rispetto al contratto stipulato tra medico professionista e gestante sorge in capo al sanitario un dovere di protezione anche nei confronti della sfera giuridica del marito della gestante). 35Vd anche Cass. 26/04/1997 n°8044; Cass. 17/12/1984 n°6612.

 
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